La maschera del Diavolo

Il Diavolo non è così brutto come lo si dipinge. Ci hanno provato invano, negli anni, a ostacolare la controversa espressività di Marilyn Manson. Se a Villafranca la tappa estiva del Reverendo è stata anticipata da proteste, sit-in e petizioni per impedirne lo svolgimento, a Torino la sua venuta è stata accolta senza clamori, quasi in sordina: nessuna manifestazione “anti-anti-cristo”, niente striscioni, né riunioni in preghiera per “purificare” l’aria appestata dall’arrivo del Maligno e dei suoi corrotti adepti. Il Diavolo non crea scompiglio nella Città Magica, nessuno impallidisce di fronte alla sua venuta, anzi: l’accoglienza è buona, seppur non tale da replicare il sold out della data veneta.

Il Diavolo non è così malvagio: è furbo, sveglio, ma non cattivo. Ci gioca, con il Male, mettendo a nudo le parti più meschine e ignobili dell’animo umano, sbandierandole attraverso lo show dell’Heaven Upside Down Tour. E sfotte, sfotte tantissimo: più i benpensanti si indignano, più il Diavolo se la ride, s’ingegna per mettere di fronte a immagini che fanno storcere la bocca ai più, ma che fanno sorridere il pubblico divertito, fatto anche di padri incravattati che portano i figli e coppiette tranquille, di quelle che immagini sul divano a guardare la TV. Niente festa orgiastica in onore di Satana, per il disappunto dei detrattori.

La gamba ancora ingessata è un handicap che si fa sentire, sia coreograficamente che nella performance canora: mica è facile cantare e muoversi per il palco con un osso fratturato in due punti, che pulsa a ogni movimento, che scaruca fitte appena contrai i muscoli per lanciare un acuto. Il Reverendo s’impegna e s’ingegna, mettendo a punto trovate ricche d’inventiva, come i due “inservienti” mascherati da chirurghi ad assisterlo nei movimenti, onde evitare il bis infortunistico dopo New York.

Manson sfodera gli storici pezzi che hanno costellato la sua carriera: “The Dope Show”, “The Beautiful People”, “This Is The New S**t”, si susseguono con l’aggiunta di qualche pezzo del nuovo disco, un lavoro non eccelso che lascia soddisfatti a metà, ma che nell’insieme dell’esecuzione live coinvolge a sufficienza. “SAY10” e “KILL4ME” trascinano una folla partecipe ed entusiasta. Fatto fuori Twiggy Ramirez, subentra al basso Juan Alderete: cambio comprensibile e va bene, tanto Manson avvicenda i membri della band di continuo, e la scena è sempre sua, monopolizzata.

Nonostante si dica non abbia più nulla da mostrare, il Reverendo mette su uno show accattivante. Ancora una volta, con gli ovvi limiti fisici dovuti alla condizione, riesce a ostentare le brutture di una (dis)umanità che si agghinda per mascherare le proprie bassezze. Lui come sempre le spiattella in faccia, senza fronzoli, senza censure, senza ipocrisie. Decisamente il Diavolo non è così brutto come lo si dipinge, e sa fare ancora ottimi spettacoli.

Articolo pubblicato su Music Attitude

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