Via

Le promesse del mattino soleggiato s’infrangevano contro nubi solo in apparenza candide. Il giorno assunse una tinta grigia e la luce faticava ad attraversare la coltre scura, che minacciava lacrime di pioggia e urla di temporale. Suoni tranquilli giungevano da un’auto parcheggiata, i finestrini abbassati; il conducente seduto aspettava qualcuno, e pareva ipnotizzato dalla voce di Michael Stipe. Forse stava solamente riflettendo. La ragazza che lui attendeva arrivò a metà canzone, entrò in macchina con un sorriso e un bacio. Quando l’auto si allontanò, la musica si perse in una sfumatura di note e gas di scarico. L’uomo anziano era seduto sulla panchina, proprio di fronte al posto auto appena lasciato libero. Cercò di ricordare la canzone: gli sfuggivano alcuni passaggi. Si sforzò e, seppur con fatica, riuscì a ricordare quel breve frammento che aveva udito: iniziò a cantarlo nella propria mente, immaginandosi per un attimo alla guida di quell’auto, diretto chissà dove, accanto a quella bella ragazza sorridente. Per un momento, che non seppe quantificare, era altrove. Una goccia cadde sul legno scrostato di vernice: alcune sue sorelle presero a raggiungerla, tingendo di una sfumatura più scura il verde della panchina. L’uomo si alzò a fatica e raggiunse la pensilina dell’autobus, al coperto, in attesa. La musica era svanita: niente più chitarra, nessuna voce che intonava versi. Solo le percussioni di un temporale primaverile, di quelli che arrivano quasi di sorpresa, tradendo le attese di un sole mattutino.

(In sottofondo: R.E.M. – Until The Days Is Done)

Racconto pubblicato su Real Press.it

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