L’Eretico

L’Eretico è seduto di fronte allo specchio, tira un lungo sospiro, in un misto di fatica e sollievo, mentre fissa negli occhi il suo riflesso. Il pallore bianco, cadaverico, le orbite cerchiate, il cappuccio ancora calato in testa; lo butta indietro, mostrando i capelli corti, decisamente non “metal”. Ormai, il mito del metallaro dalla lunga chioma è infranto da tempo. La soddisfazione dipinge un sorriso sulle labbra dell’Eretico, dovuta non soltanto allo show appena concluso. Inizia a struccarsi: ad ogni passata, il cerone bianco scompare, ma non del tutto, e lascia tracce sparse, striature bianche e nere sulla pelle rosa.

Si ferma e osserva quella maschera indefinita; molti direbbero che sia una linea di confine tra Adam e Nergal, tuttavia non c’è una frontiera da attraversare, nessun viraggio di colore, nessun passaggio netto, ma un’unica sfumatura indistinguibile, un unico individuo inscindibile: Adam Nergal Darski.

Mentre rimane in contemplazione allo specchio, la sua immagine gli sorride affettuosamente, rivolgendogli la parola: «Beh, fratello, ancora una volta ce l’abbiamo fatta. Altro grande show, altra battaglia vinta. E siamo ancora qui, siamo vivi. Lo so che se ne parla di continuo, ma è un memento importante: abbiamo sconfitto il cancro, la leucemia. Cazzo, se è stata dura! Solo tu ed io lo sappiamo veramente. Solo chi ha passato quel che abbiamo dovuto vivere noi, lo capisce; gli altri possono solo provare a immaginare».

Adam osserva in silenzio Nergal nello specchio, il quale riprende a parlare, accarezzandosi i capelli: «Quando abbiamo saputo, siamo “andati in battaglia”, ci siamo rasati la testa e via: un taglio da guerra per combattere. Del resto, non ci vogliono i capelli lunghi per fare il metallaro, non dobbiamo vestire sempre solo con il chiodo o i pantaloni mimetici, possiamo fare quello che vogliamo. Se ci pensi bene, fratello, abbiamo sempre lottato, in ogni ambito. La religione, i pregiudizi, la prevaricazione di chi ci ha sempre detto cosa fosse “giusto” e “sbagliato”, l’arroganza di chi ha preteso di inculcarci il proprio pensiero e il suo credo…».

Nergal si ferma un secondo in riflessione, mentre Adam continua a fissarlo con un sorriso divertito, in ascolto: «La gente giudica, sempre, è normale. Anche chi sostiene di fare l’opposto, ma quelli fanno veramente incazzare, perché si considerano “virtuosi”, al di sopra di ogni difetto, definendosi “corretti” e al contempo ritenendosi detentori della “verità” assoluta. Sono talmente sepolti nelle loro idee, da non prendere in considerazione il pensiero altrui, cercano di affossarlo per dar credito alla loro prospettiva, da inculcare ad ogni costo in tutti. E noi lottiamo quotidianamente contro questi ipocriti, tuttavia senza voler cambiare nessuno, lasciando che ognuno abbia le sue idee: lottiamo per il nostro diritto di essere eretici. Sembra una parolaccia, “eretico”, invece significa “colui che sceglie”, che prende una posizione, anche se divergente».

«È anche questo, il metal: un pugno in faccia all’ipocrisia, a quelle pose buoniste che puzzano di falsità lontano un chilometro. E infatti non giriamo in radio; il nostro è un genere tenuto in disparte, emarginato. Siamo il bambino messo in un angolo dai compagni di scuola, quello che si veste in modo strano, un po’ introverso, che fa discorsi macabri e gioca con i serpenti. La sincerità fa sempre questo effetto, soprattutto quando sgretola certezze di cartapesta. Gente che ostenta una convinzione granitica, poi va in crisi appena il tuo pensiero, divergente, mette in discussione il suo credo, sia esso religioso o culturale; allora ti attacca, ti mette sotto processo, accusando di chissà quale offesa arrecata, solo perché osi esprimere la tua opinione. È lo stesso per la musica: certi fan possono linciarti vivo se si criticano i loro idoli, ma sono i primi a sputare sulle nostre canzoni, a dire che “questa roba fa schifo”. Bah!».

Nergal cambia posizione sulla sedia, si distende, rilassato: «La nostra musica non ha artifizi: è brutale, come la sincerità. Dice ciò che pensiamo, che sentiamo, e lo fa nella maniera più diretta possibile. A tanti non piace: il suono, le parole… È un bene: mica dobbiamo avere tutti gli stessi gusti, sarebbe preoccupante. Il metal fa questo: dice la sua, apertamente, senza censure, senza scrupoli di facciata. Il metal è eretico, proprio come noi, ma non prevarica, non pretende di essere il Verbo di niente e di nessuno: è una voce che esprime pensieri e sentimenti, anche oscuri e tragici, tuttavia autentici. Giochino pure tra loro, gli altri bambini; ci lascino pure in disparte, schernendoci, additandoci come “strani”, come “cattive compagnie”, guardandoci dall’alto al basso. Non ha importanza: il Diavolo, in basso, ci sta volentieri, non se ne cura, continua a suonare la sua musica, per tutti coloro in grado di apprezzarla».

Adam annuisce, si alza, osserva Nergal allo specchio e lo saluta ammiccando, prima di voltarsi e aprire il rubinetto della doccia. Mentre il vapore irrompe delicatamente nel box, il frontman dei Behemoth sorride, godendosi le calde carezze dell’acqua e pensando a un altro giorno vissuto pienamente, come in troppo pochi fanno davvero; un altro grandissimo giorno trascorso da Eretico.

 

Behemoth – Official Website

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