L’orticello

C’era un uomo che coltivava un terreno, non molto lontano dalla propria casa. Ogni mattina, di buon’ora, si alzava, faceva colazione e, inforcata la bicicletta, si recava a coltivare il proprio pezzetto di terra fino a sera. L’orto era modesto, ma in grado di offrire quanto bastava all’uomo per nutrire sé stesso e la sua famiglia. Questo era sufficiente nella sua vita, ed egli ne era contento.

Un giorno, giunto all’appezzamento, vide che il suo vicino a est stava protestando animatamente con qualcuno che si era impossessato del suo orticello, e sul quale stava facendo gettare cemento per costruire qualcosa. Nel culmine della discussione, l’usurpatore, spalleggiato da un altro energumeno, prese a picchiare il vicino, lasciandolo a terra sanguinante.

L’uomo, che aveva assistito alla scena, si voltò dall’altra parte, intimorito dagli sguardi minacciosi dei teppisti, prese ad accudire il proprio orticello, e lo stesso fecero gli altri contadini nei campi tutt’intorno.

L’indomani, giunto al suo terreno, vide che gli stessi energumeni avevano preso anche l’orticello di un altro vicino, a ovest; nella medesima maniera del giorno prima, avevano cacciato a calci il proprietario e iniziato a strappare via le piantine, per far posto a un’altra gittata di cemento. E proprio come il giorno precedente, esattamente come tutti gli altri contadini, l’uomo rivolse il proprio sguardo altrove e prese a lavorare al suo terreno, poiché, in fondo, non erano affari suoi.

I giorni trascorsero, e una mattina l’uomo giunse al proprio pezzo di terra, trovandovi sopra uno strato di cemento che si asciugava; le piante erano state estirpate, insieme all’unico sostentamento di cui disponeva per sé e la sua famiglia. Accanto, i due energumeni osservavano i lavori, le braccia conserte e l’espressione sprezzante. Sconcertato e indignato, l’uomo inveì contro i due, i quali, per tutta risposta, lo riempirono di botte, lasciandolo a terra più morto che vivo.

L’uomo gridava, invocando aiuto, ma invano: gli altri contadini erano stati cacciati, uno per uno, e chi non era andato via con le cattive, si era piegato, finendo per lavorare come operaio proprio sotto  quegli usurpatori, i quali, con malsana ironia, si facevano chiamare “benefattori”.

Di campi coltivati, oggi, non ve n’è più nemmeno uno: solo cemento. E indifferenza: quella persiste soltanto fino a quando non tocca a te.

Chi si volta dall’altra parte non è riservato, non è uno che “si fa gli affari suoi”: è soltanto complice.

(In sottofondo: Modena City Ramblers – I cento passi)

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