Biblioteca fantasma: “Lo spirito e l’isola”, di Simone Giudici

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Nelle letture horror è sempre più difficile trovare produzioni in grado di suscitare qualche brivido senza scadere nel prosaico splatter, oppure che siano prive di cliché consumati. Il romanzo Lo spirito e l’isola, di Simone Giudici, è una rappresentazione di come sia possibile trovare buoni contenuti disponibili nella pubblicazione indipendente; tale opera, tuttavia, mostra anche come la strada del self-publishing necessiti del dovuto affiancamento di professionisti in ambito di editing, impaginazione e correzione bozze.

Piuttosto che un horror, si tratta di un thriller dalle venature soprannaturali, in cui la razionalità prevale sulle leggende, e nel quale la storia viene inserita efficacemente nei diversi contesti attraverso cui il libro si snoda.

Lo spirito, più che una vera e propria entità infestante l’isola, pare rappresentare, attraverso la penna di Giudici, l’anima di un luogo che, sebbene obbligato in parte ad assecondare il progresso, tende a rifuggirne l’incedere ossessivo. Marettimo, isola pressoché immutata negli anni, “sceglie” le persone che vi approdano; così scrive l’autore, sottolineando l’importanza dell’atteggiamento – ormai in disuso da parte dell’uomo – di considerarsi ospite dei luoghi abitati, piuttosto che proprietari.

La struttura narrativa scorre attraverso differenti ambientazioni, antefatti, flashback e altre sovrapposizioni temporali, conferendo una certa complessità strutturale che non ne inficia la scorrevolezza.

Degno di un plauso il tentativo coraggioso e difficile, da parte dell’autore, di scrivere in prima persona di un personaggio donna. La scelta si rivela vincente, conferendo una certa delicatezza al personaggio e alle atmosfere, sebbene, tuttavia, vi siano alcuni passaggi privi di utilità, se non quella di portare una frivolezza fuori luogo e tendente a rallentare eccessivamente il ritmo.

Anche alcuni dialoghi risultano piuttosto superflui, forse inseriti da un desiderio di rendere più particolareggiate le situazioni descritte, tuttavia molte conversazioni tenute dai personaggi sarebbero state ugualmente incisive pur con un minor numero di parole spese. Anche i particolari risultano talvolta elargiti con eccessiva generosità, facendo perdere un po’ di scorrevolezza e senza offrire alcun valore aggiunto al quadro delineato.

Sebbene qualche refuso sia sempre presente in ogni opera, in questo testo vi sono alcuni errori grammaticali grossolani che, sommati a una punteggiatura approssimativa, penalizzano la gradevolezza della lettura, inficiata anche da un eccessivo uso del grassetto, quest’ultimo possibile errore d’impaginazione del formato e-book.

La trama è strutturata in maniera molto attenta, ed è questo il punto forte del libro, che si dispiega coinvolgendo il lettore e infondendogli una certa curiosità, alimentata da pause e cambi di scenario molto ben studiati. La prosa è buona, inizia molto bene, anche se tende un po’ a perdersi nel corso del libro, vinta da digressioni eccessive sulle descrizioni dei luoghi, spezzando troppo il ritmo della narrazione.

Il desiderio di spiegare ogni cosa, senza lasciare nulla di sottinteso, di sospeso, porta forse un po’ di amarezza in bocca a chi ami le ambiguità di un’ombra scorta dietro una finestra. Il fatto più eclatante, in termini di sovrannaturale, piove all’improvviso, in maniera un po’ frettolosa e incompiuta, lasciando il lettore disorientato.

A dispetto di ciò, si tratta ugualmente di un’opera thriller con un’idea di fondo piuttosto buona: le tematiche sovrannaturali vengono relegate ai margini, scaturendo solamente in alcuni punti, che vengono tuttavia confutati dall’autore attraverso successive spiegazioni del “mistero”. Si tratta di un libro, pertanto, che si nutre di leggende e dicerie, le quali allestiscono una coltre sovrannaturale quasi totalmente dissipata dalla razionalità.

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