Biblioteca fantasma: “Le streghe”, di Paolo Prevedoni

Era il 1999 quando uscì “The Blair Witch Project”, film di per sé mediocre, seppur caratterizzato da una campagna mediatica eccelsa e da una struttura narrativa perfetta per un horror: celare il mostro, offrendo spazio alla fantasia dello spettatore (caratteristica fondamentale in un buon libro e sovente dimenticata, a discapito del lettore).

Chiunque abbia visto il primo e i peggiori due sequel della saga troverà molte similitudini ne “Le streghe”, seconda produzione di Paolo Prevedoni, edito da Bibliotheka. L’autore costruisce un’ambientazione cupa e “sporca”: il fittizio paese monferrino di Bellula mostra una decadenza e l’abbandono in ogni sua forma, accentuato dalla chiusura e dalla diffidenza ostentata dai suoi abitanti, schiavi della leggenda spaventosa di una strega che porta via i bambini nel cuore della notte.

Il linguaggio crudo, volutamente enfatizzato dall’inserimento di un turpiloquio talvolta fine a sé stesso, aggiunge velate tinte noir ad ambientazioni e personaggi, i cui background nascondono scheletri talvolta un po’ scontati, come nel caso dello “sciamano” indiano, reduce da un passato travagliato e di perdizione, redento dopo una prevedibile illuminazione sulla via di Damasco. A dispetto di ciò, la trama si snoda bene, accresce l’interesse del lettore durante le indagini condotte dai protagonisti e ne mantiene alta l’attenzione. Le leggende s’inseguono dipingendo un clima affascinante che alimenta una trepidazione la quale, tuttavia, s’infrange in un finale deludente il cui viraggio nel thriller lascia il lettore con l’amaro in bocca; non bastano le allusioni, volte a mantenere aperta la leggenda della “masca”, a togliere il fastidio di una insistente razionalizzazione che in un libro horror finisce per essere fuori luogo.

Situazioni e personaggi presentano, come detto, eccessive similitudini con i sopra citati film sulla strega di Blair, compresa la descrizione della megera (fin troppo simile alla creatura nel finale del terzo deludente film). I personaggi si ritrovano nel bosco, pernottano e si smarriscono nella vegetazione, vagando in cerchio e finendo per tornare al punto di partenza, dando a intendere che questo sia il modo con cui la masca cattura gli sventurati che si inoltrano nella boscaglia maledetta. Tante, troppe similitudini recanti poca innovazione in un libro che parte bene, scorre in maniera piuttosto avvincente, ma si perde sul finale.

“Le streghe” rimane un libro dal buon potenziale solo parzialmente espresso, a causa di un’idea resa troppo poco fantasiosa e che nel finale non mantiene le promesse annunciate durante le fasi iniziali.

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