Pellicole spettrali: “It” (2017)

Il 6 settembre verrà lanciato nei cinema il secondo capitolo di “It”, la nuova trasposizione cinematografica di uno dei più bei romanzi di Stephen King. Per chi, da bambino, ha letto il libro e ha assistito alla prima versione su pellicola sulle vicende del clown più spaventoso mai raccontato, questo remake era giunto portando con sé una trepidazione palpabile, acuita da una promozione decisamente accattivante.

Ricordando il bravissimo Tim Curry nella pellicola del ‘90, e rimembrando le pagine di un librone la cui mole, per un piccolo lettore, pareva più minacciosa dei mostri in esso contenuti, l’esperienza con il reboot è qualcosa di particolarmente interessante.

Il film diretto da Muschietti si presenta molto simile agli stilemi degli Horror contemporanei, caratterizzati da apparizioni improvvise che fanno balzare sulla poltrona anche lo spettatore meno impressionabile, tuttavia senza scadere nella truculenza fine a sé stessa. In questo “It”, dunque, si ha preponderanza di un ritmo sostenuto, che offre minor spazio alle questioni psicologiche legate ai personaggi, seppur, in alcuni casi, esse esprimano un messaggio ben chiaro anche in poche fugaci scene. Questa sostanziale differenza, tuttavia, non squalifica il nuovo “It”, bensì ne attribuisce sfumature diverse, che lo rendono per certi versi più cupo e per forza di cose più dinamico: la scena iniziale in cui Georgie viene preso da Pennywise rappresenta la promessa di una maggior brutalità scenica che, tuttavia, non scade minimamente nello splatter. Da sottolineare la magistrale interpretazione di Bill Skarsgård nei panni del malefico clown, che già dalla sua prima apparizione infonde nello spettatore un’inquietudine degna del personaggio, pur mascherando la sua natura sotto un atteggiamento amichevole attraverso cui guadagnarsi la fiducia dei bambini. L’intensità dello sguardo, del tono forzatamente giocoso, che tradiscono la brama del predatore, incornicia un passaggio meraviglioso, nella sua drammaticità.

L’aura di malvagità allignante respirata durante tutto il film viene intervallata a puntino da attimi di umorismo ben congegnato che strappano qualche lieve risata e rendono i momenti più drammatici ulteriormente ricchi di pathos. La concitazione con cui la pellicola scorre nel proiettore, dunque, lo rende forse meno psicologico e più incline all’azione rispetto al suo predecessore, tuttavia la fotografia più curata e il talento interpretativo degli attori conferiscono a questo nuovo “It” uno spessore di gran nota che lo posiziona sopra rispetto al film del ‘90.

La difficoltà di concentrare su pellicola un libro (specie un volume talmente massiccio) è evidente in alcuni passaggi, forse fin troppo affrettati nell’esposizione dei fatti e che avrebbero giovato di un minutaggio più generoso: il tacito consenso da parte della popolazione sottomessa di Derry, la totale incapacità di reagire a una malefica forza soverchiante (espressa attraverso i cittadini che si voltano dall’altra parte di fronte alle difficoltà dei ragazzi, bullizzati da Henry Bowers e Co.), viene solo appena accennata, ponendo in un angolo uno degli aspetti più interessanti dell’intera storia. Nonostante ciò, la resa della produzione non viene penalizzata da scelte comunque comprensibili, compiute per permettere una maggior fruizione del film. “It” si presenta come una grande rielaborazione dell’opera di King, che, seppur in maniera differente, riesce ad allestire un’atmosfera cupa e fedele a quella dell’originale cittadina di Derry, mantenendo l’attenzione focalizzata sullo schermo dall’inizio alla fine.

A settembre, dunque, giungerà nei cinema il secondo capitolo. Fino ad allora, un ripasso del libro e della pellicola potrebbero aiutare a sopportare l’attesa. Per chi non vi abbia ancora avuto a che fare… si consiglia di rimediare quanto prima.

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