Suoni spettrali: Meadows End – “The Grand Antiquation”

Il percorso compiuto dai Meadows End è la dimostrazione che la perseveranza – unita alle capacità – paga. Nati nella fine degli anni ’90, hanno prodotto la bellezza di tre dischi in maniera indipendente, costruendosi un certo successo con pazienza e abnegazione.

Infine, arriva il sodalizio con Black Lion Records, con cui ripropongono alcune precedenti pubblicazioni, e con la quale lanciano il quarto album: “The Grand Antiquation”.

Di loro, avevo già discusso abbondantemente in passato su vari articoli, spendendo sempre parole positive, e anche nel caso di questo nuovo album i complimenti finiscono per essere d’obbligo. Si tratta di un’opera che incarna perfettamente gli stilemi della band scandinava: riff roboanti, passaggi melodici di chitarra e growl possente e gutturale, il tutto sostenuto da sonorità orchestrali che conferiscono la consueta atmosfera ultraterrena di cui il sound prodotto dai ragazzi di Örnsköldsvik è pregna. Da segnalare la partecipazione nella realizzazione dell’album del chitarrista dei Sabaton, Tommy ReinXeed: ulteriore indice di qualità del lavoro svolto.

L’apertura dell’album è affidata alla possente “Devilution”, la quale, attraverso il perfetto connubio di voce, cori e strumenti, precipita immediatamente l’ascoltatore nelle tipiche atmosfere dipinte dai Meadows End. Il brano è impattante, dinamico e solenne al tempo stesso, e dà luogo a un ensemble musicale preciso e profondamente armonico.

L’opera è un costante saliscendi tra le luci melodiche degli angeli e le tenebre brutali dei demoni, ostentando una complessità figlia di esperienza e competenze sia in chiave di songwriting che in fase di produzione.

Stilisticamente si possono distinguere marcate sonorità death melodiche, sinfoniche, e addirittura alcuni passaggi dalla contaminazione thrash, a ennesima conferma delle capacità di cui può vantare il gruppo svedese, il cui obiettivo è sempre stato dichiaratamente quello di migliorarsi di volta in volta. Le quattro produzioni di gran livello elargite al popolo metallaro fino ad ora confermano che ogni sforzo da parte dei ragazzi dei Meadows End è stato ben speso.

In conclusione, non posso che consigliare “The Grand Antiquation” a tutti i fan del melodic death metal, e anche a chi osservi dall’esterno il mondo del metallo, magari con una certa diffidenza: potrebbe essere l’occasione per vincere qualche pregiudizio su un genere fin troppo snobbato dai grandi palcoscenici nostrani.

Meadows End: Sito ufficiale

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