Pellicole spettrali: “The Exorcist” (serie TV)

De “L’esorcista” se n’è già parlato in precedenza qui, e l’argomento “diavolo”, nelle sue accezioni più disparate e interpretazioni personali, è stato trattato da romanzieri e sceneggiatori in maniera quasi esaustiva, talvolta fin parodistica. La serie televisiva “The Exorcist”, tuttavia, è qualcosa che, seppur in apparenza non presenti nulla di particolarmente inedito sul piano narrativo, si mostra come una forma elegante ed efficace di horror a tema diabolico.

Sono soltanto due, le stagioni, dopo che la fusione tra Fox e Disney ha sancito una a dir poco discutibile cessazione della produzione, per via dei contenuti ritenuti “non in linea con il pubblico”.

Due stagioni che hanno riportato in auge un argomento che, sapientemente trattato, offre abbondanti brividi senza cadere nel ripetitivo ed evitando di cedere al grossolano splatter di cui gran parte degli horror moderni è pregno.

Una storia articolata in maniera interessante, con elementi innovativi sul piano “tecnico” delle possessioni (merito di un accorto utilizzo di consulenze da parte di esperti esorcisti), e con conseguenti aggiunte alla storia che, seppur di per sé possano non apparire particolarmente originali, sono sapientemente strutturate così da conferire una sfumatura accattivante al tutto.

La stagione 1 vede molte correlazioni con la storia originaria raccontata da Blatty e riprodotta nel lungometraggio del ’73. Torna il demone Pazuzu, sconfitto a caro prezzo nel libro, ma alla sua immagine puramente tradizionale vengono aggiunti tratti più articolati. La dinamica presenta molte analogie, ma si arricchisce di una sottotrama interessante; inoltre, seppur le dinamiche possano apparire molto simili al canovaccio originale, esse si discostano quanto basta da rendere la prima stagione un autentico “tributo” all’opera di Blatty senza risultarne una fotocopia, anzi, ne vengono aggiunte notevoli sfumature di spessore che ne acuiscono il gradimento.

La seconda stagione si presenta come una prosecuzione dei fatti lasciati in sospeso nel finale della precedente, tuttavia con nuovi coprotagonisti e diverse ambientazioni, che rendono l’intera serie per niente ripetitiva a dispetto di quanto un argomento del genere possa portare.

Da sottolineare l’interpretazione di Ben Daniels (Law and Order UK), interprete del carismatico padre Marcus, di Alfonso Herrera, di Geena Davis nella prima stagione e di John Cho nella seconda.

Vero e proprio punto di forza di questa produzione è l’utilizzo sapiente del celato, delle ombre oscure e di elementi che si frappongono a jumpscare efficaci e privi della truculenza eccessiva di molte altre pellicole. È proprio nei passaggi più lenti che l’efficacia di “The Exorcist” si esplica: uno spostamento di mobili, una frase profetica detta da qualcuno durante una conversazione… elementi in apparenza semplici e di poco conto, ma che contribuiscono a creare l’alone d’impalpabile presenza che è alla base dell’Horror. Il mostro, è bene farlo scorgere appena, lasciando all’immaginazione dello spettatore la costruzione della paura, e in questo gli sceneggiatori riescono molto bene.

Un autentico peccato è la chiusura prematura di una serie che avrebbe meritato maggior stagioni, specialmente se confrontata con altre produzioni di genere ben più grossolane, talvolta grottesche loro malgrado. Un tributo degno della penna di William Peter Blatty, e che rinnova le tinte del lungometraggio del 1973.

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