Suoni spettrali: Behemoth – “I Loved You at Your Darkest”

Nel panorama Metal, il nome Behemoth è da sempre sinonimo di grandi produzioni. Fin dalle sue prime opere, Adam Nergal Darski ha saputo mostrare una vena creativa che, pur rimanendo fedele a certi diktat del genere, ha comunque portato sensibili innovazioni stilistiche, aprendo la strada a commistioni sonore che hanno impreziosito una corrente musicale molto radicata e che sovente ha guardato al cambiamento con una certa ostilità.

Uscito più di un anno fa, al termine di una campagna mediatica accorta e spregiudicata, l’accoglienza di questo “I Loved You At Your Darkest” ha rappresentato, almeno inizialmente, uno spartiacque: da un lato i fan che ben hanno accolto le virate stilistiche della band polacca, e dall’altro la frangia attaccata ai lavori più giovani e maggiormente fedeli agli stilemi tradizionali. I confronti con l’album precedente giungono quindi inevitabili, e, sebbene il nuovo lavoro si discosti parecchio dal capolavoro “The Satanist” del 2014, esso riesce comunque a inserirsi come una naturale e ben riuscita metamorfosi del sound firmato Behemoth.

Le differenze stilistiche sono molteplici, a cominciare da una diminuzione del blast beat, in favore di un sound che soltanto in apparenza è meno aggressivo, ma che in realtà si trova pregno di una sua ferocia intrinseca, la quale non solo elargisce ampio spazio ai momenti di suono pieno e rabbioso, ma offre anche atmosfere avvolgenti durante i passaggi meno intensi, attraverso i quali proprio quei riff brutali che hanno reso proverbiale la cattiveria dei Behemoth sono ulteriormente esaltati.

È innegabile come quest’opera, sul piano creativo, sia l’ennesima dimostrazione dell’ecclettismo e del coraggio posseduti da Nergal, mentre sul fronte esecutivo conferma ancora una volta le qualità tecniche del frontman polacco e dei suoi compagni. Le sonorità si venano di passaggi maestosi, cori solenni e accompagnamenti orchestrali che si sposano alla perfezione con la ruvida voce di Darski e con le percosse violente e chirurgiche sugli strumenti da parte di tutti i membri della band. “Solve”, un’introduzione affidata al coro di voci bianche, apre all’imponente e brutale “Wolves Ov Siberia”, un brano esplosivo e drammatico che precipita immediatamente l’ascoltatore nelle tenebre tumultuose del sound dei Behemoth, si raccoglie in un bridge centrale cattedratico, prima di esplodere nuovamente in un tripudio di violenza sonora cesellata fino all’ultima nota. Il disco si snoda in un vortice di percussioni e riff graffianti, senza però tralasciare una nota d’eleganza che traspare negli accompagnamenti corali e nei passaggi più melodici, i quali ribadiscono le commistioni Death che nel corso del tempo Nergal ha voluto inserire con crescente evidenza nelle proprie produzioni.

“Ecclesia Diabolica Catholica” è un altro perfetto esempio di questa unione: feroce e solenne al contempo, esprime in tutto e per tutto la fusione Death/Black Metal, pur elevando il suono ad atmosfere cerimoniose che per niente stonano in quest’opera, accostando imponenti cori al livore di growl e strumenti. Se in passato si poteva percepire un costante sottofondo orientale, elemento distintivo e decisamente affascinante della band, in questo “ILYAYD” il sitar viene sostituito dai canti gregoriani. Ne risulta un capolavoro che, proprio in virtù della sua inedita struttura, difficilmente può essere paragonato in termini qualitativi, ma che non lascia alcun dubbio in fatto di bontà.

Un altro brano degno di nota è la tetra “Bartzabel”, esaustiva esplicazione dell’identità di questo full length: una lenta marcia nelle tenebre, incorniciata da cori ieratici che prendono per mano l’ascoltatore trascinandolo nelle profondità degli inferi stavolta con una veemenza appena accennata, e tuttavia di grande effetto.

Le consuete tematiche trattate da Darski sono ulteriormente sottolineate attraverso una meravigliosa raccolta di fotografie raffiguranti rivisitazioni delle opere di Caravaggio, che impreziosiscono uno splendido booklet, a dimostrazione di come si possa esprimere sentimenti e pensieri forti attraverso un ensemble musicale e visivo di classe sopraffina.

Si tratta, infine, di un’opera che conferma la grandissima qualità produttiva del roster polacco, un elemento immancabile nella collezione di ogni amante del genere, soprattutto ai giorni nostri: in un’epoca di streaming digitali (che da un lato permettono un ascolto preventivo delle opere e dall’altro ne pregiudicano l’acquisto delle copie fisiche), questo “ILYAYD” deve assolutamente presenziare sugli scaffali dei metallari, ovviamente accanto al resto della discografia dei Behemoth.

Behemoth: Sito Ufficiale

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