Pellicole spettrali: “L’angelo del male – Brightburn”

Di film horror brutti se ne possono trovare parecchi e senza particolari sforzi, soprattutto in tempi in cui originalità e buongusto latitano abbondantemente in gran parte degli sceneggiatori; a riprova di ciò, la massiva produzione di “remake”, “reboot” e riproposizioni varie di pellicole già prodotte, la cui venuta alla luce – salvo rari casi – viene generalmente accolta con un certo fastidio.

Seppur questo film non faccia parte della schiera di remake hollywoodiani, la sua somiglianza sfacciata con qualcosa di arcinoto lo potrebbe qualificare come una riproposizione in chiave “alternativa” di una storia famosa. Una riproposizione brutta, sia chiaro. Brutta forte.

Non c’è un modo delicato per dirlo: “L’angelo del male” è la versione pseudo-horror e di pessimo gusto di Superman, più precisamente di quando il piccolo Kal-El giunse sulla terra e crebbe tra le mura amorevoli dei coniugi Kent. In questo caso, tuttavia, il pargolo alieno, precipitato con la classica navetta spaziale, anziché essere un personaggio compassionevole e nobile di spirito, si presenta come un sociopatico introverso e morboso.

Sebbene nei fumetti DC, il Superman malvagio esistesse già (ed era, obiettivamente, anche parecchio ganzo), frutto di un background congruo e che giustificava la storia dei multiversi, questo bambino, parimenti, si mostra decisamente fuori luogo e inverosimile.

Il moccioso scopre di possedere superpoteri e un pessimo carattere con il classico arrivo della pubertà: vola, è invulnerabile (ad eccezione che per il materiale di cui è fatta la navetta, opportunamente nascosta nello scantinato dei genitori adottivi), ha la vista laser con cui frigge le teste dei malcapitati, e, oltre ai sopracitati disordini psicologici, mostra una certa permalosità che lo porta ad ammazzare chiunque lo rimbecchi.

La trama è floscia, scopiazzata e costellata di momenti che vogliono invano essere drammatici, ma che, nella loro goffa comicità involontaria, finiscono per cadere nel grottesco. Lo sviluppo della storia crolla sotto i comportamenti inverosimili dei personaggi, le cui gesta fanno chiedere ripetutamente allo spettatore: “perché??”.

Se la serie “The Boys” ha trovato un successo proprio nell’immersione dei supereroi nei panni dei cattivi viziosi e malvagi, ne “L’angelo del male” ogni riferimento, talmente grossolano e ridicolo, lo porta ad essere una parodia che non fa nemmeno ridere.

Un film assolutamente da evitare, che porta lo spettatore a desiderare di spegnere la televisione anzitempo.

3 pensieri su “Pellicole spettrali: “L’angelo del male – Brightburn”

  1. The Boys è un’ottima serie, ma per me Karl Urban ha raggiunto l’apice della carriera quando ha interpretato lo strepitoso Bent – Polizia criminale: l’hai visto?

    1. “Bent” l’ho visto, e vi ho trovato grandissimo Karl Urban, ormai garanzia in fatto di bontà recitativa.
      Me lo ricordo ancora senza la barbona in “Red”, e ancor prima ne “Il Signore degli Anelli”. Se in “Bent” rimane costantemente intriso nel ruolo del duro, in “The Boys” vi trovo una vena ironica che, a mio avviso, ne accresce ulteriormente la caratura del personaggio. Ad ogni modo, è un attore che meriterebbe più spazio nel cinema.

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